Milano #1 – valige, pistole e amori conquistati

by seppafrattini

Giorno 1.
Cercherò di non dilungarmi. E cercherò di limitare al massimo gli errori di battitura, sto scrivendo con un netbook (sì, pure bianco…) Cercherò di non dilungarmi perché qui a Milano ci ho passato solo mezza giornata e in realtà direte “Ma che cacchio scrivi di mezza giornata a Milano”… no, invece. Non lo direte. Capre!
A parte il viaggio che fortunatamente è stato roseo e tranquillo scendo dal treno, faccio un bel check in su Four Square (sì sono malato, lo so…) mi giro. Chi ti vedo? Direttamente da Trieste un’insegnante del conservatorio di Trieste; vabè dettagli, ci si saluta e via. Chiamo Diego “Ciao, sono in stazione” “Ciao, io sto arrivando, 10 minuti e sono lì” “Ah, ok, io dove ti aspetto?” “Ma vieni giù” “Ok, ti aspetto fuori” “Ecco no, magari fuori no, per la tua sicurezza fuori magari no”. Ecco le prime parole amichevoli della giornata che fanno sì che un caldo senso di sicurezza ti pervada. Sorvoliamo sul senso di sicurezza che non m’ha pervaso per un cazzo.
Arriva Diego. Baci e abbracci, direzione metropolitana linea verde. Mi passa un abbonamento provvisorio “Tieni, usa questo”, si scende sulle scale mobili scopro quanto la gente di Milano sia nervosa e tesa più di una corda di violino. La dinamica è stata la seguente: Seppa scende le scale mobili. Seppa perde la presa del trolley che si schianta a terra facendo un rumore secco, acuto, lancinante, paragonabile ad una calibro 9 Beretta, Diego ride, una tizia davanti si spaventa, va in acido all’istante, si gira verso Seppa e lo manda a fanculo, Seppa prontamente risponde con “Ma va in mona de tu mare, va”, la tizia guarda Seppa senza aver capito e pace. Ognuno per la sua strada. Ah sì? No. Stocazzo.
Seppa cerca di aprire le porte della metro con l’abbonamento ma le porte non si aprono, si crea la fila che inizia a bestemmiare, ma non una singola persona, l’intera fila, come concetto capite? Un concetto di fila che bestemmia contro Seppa, capite?
Passato pericolo si pranza a casa, amicicicici che sono “una cosa da morire”, trovo sul frigo una sorpresa, le lettere magnetiche che compongono i seguenti versi: “Seppa laido, Seppa laido! Ti porteremo sul Duomo per dirti guardami l’ano” ed è stato subito matrimonio.
Ore 16. Sento Milena. Milena ha un progetto. Un progetto musicale. Qui possono permettersi di avere un progetto musicale. Ero un po’preoccupato. 16.15 Esco, ci si presenta. Un caffè e bei discorsi che la preoccupazione scende.. “Ma sai, io sono libera, pensavo che potremmo andare da me a suonare un po'”. Violino. Traversata di Milano in macchina. E’ grande, grigia e corre.
Un attimo di assestamento; chitarra, violino, si suona…e le cose vengono come se già stessero nella testa, un paio d’ore a mescolare idee, tante, ben confuse ma che sapevano dove convergere. “Avremmo una data il 22 dicembre, sarebbe bello poterla fare in trio” “D’accordo, facciamola, posso tornare a Milano”.
Domani devo incontrare Rocco, un cantautore.
Una giornata finita con un ingaggio, una birra ed una partita; a me il calcio non piace, non va giù proprio. Ma il pensiero che “Chissà, magari da qui si ripartirà…” ___puntinidisospensione…