Milano #4 – bad network, 10 minuti e all’assalto di Milano

by seppafrattini

E’ arrivato il gran giorno. Oh, ieri sono andato a dormire alle 4, è stato tragico. Non andare a dormire, il risveglio, intendo. “Oh ragazzi, domani 10.30 fuori da casa. Tassativamente” “Sì, d’accordo”. La sveglia avrò suonato 30 volte e trenta volte abbiamo lasciato che andasse. Poi alla fine mi sono alzato io (grazie, Seppa, grazie…) a spegnere lo strazio della sveglia hard core di Diego e a svegliare i dormienti. Ore? 9.45. Mi sembra buono. Colazione e fuori. Ritardo standard di mezz’ora sulla tabella di marcia. Vabè pace.
Oggi il mio stomaco stava funzionando a carbonella. Sì, ogni tanto si spegneva. Avevo i morsi di preoccupazione per questa sera; come ci sarei arrivato? Come ci sarei tornato? Chi avrei incontrato per strada? Quale essere mostruoso e violento armato di serramanico mi avrebbe offerto le caramelle? Ok, omofobia portami via… ma intanto me ne sono andato con Diego e gli altri alla libreria. Loro avevano una riunione e io ho deciso di cazzeggiare su internet bestemmiando ogni santo del paradiso perchè non prendeva, manco col cellulare ce la facevo. Lì si cucinano la pastasciutta, atto che notoriamente ti stimola a restare dove ti trovi per mangiarla. Io me ne sono andato, lo stomaco a legna di oggi mi ha detto “vattene o morirai, non ti darò pace…”. Rincaso, decido di lasciare alcuni biglietti da visita – scelta tremendamente inutile e almeno 1 minuto perso – in un negozio di dischi sotto piazza Duomo “Hey” – con un sacco di entusiasmo – ” Sai io sono violinista” “Eh…” “Posso lasciare un paio di biglietti da visita lì sul banco” “Vabè, boh, lasciali lì…” (entusiasmo a mille di una giornata di pioggia…sorvoliamo). Rincaso, dicevo. Faccio una pasta al sugo molto veloce, la benzina nello stomaco non la lasciava scendere…non vi dico il pomeriggio. Vabè ho contattato delle scuole di musica ma in definitiva del tutto improduttivo.
No ma scusate non vi chiedete come mai oggi avevo lo stomaco a gasolio? Ve lo spiego. Oggi avrei incontrato i Red Wine Serenaders, il gruppo blues strablues iperblues del post di ieri sera. Arriviamo al locale. Incontro Veronica, la cantante con cui ero in contatto “Beh, andiamo un po’all’improvviso, senti, questi sono gli accordi” “D’accordo” …esco, incontro Beppe. Armonicista. Dicono sia uno dei più bravi: E’ UNO DEI PIU’ BRAVI, per quanto mi riguarda è il più bravo. Parla di musica e di donne, si ride ci si presenta.. bello. Inizia il concerto e si entra nel mood. Blues che scivola ovunque, il chitarrismo sciallo di Max, la voce di Veronica, sale Beppe, l’armonica tagliente che ti colpisce dritta in pancia. Salgo io. Emozione. Adrenalina a mille mi sembrava di avere sei anni ed essere sulla giostra. Signori si parte, suono, lei canta, tutto sta andando maledettamente per il meglio, mi danno spazio per un solo di violino, ce la metto tutta, ogni tanto sollevo lo sguardo e mi accorgo che loro si stanno divertendo forse più di me, incrocio lo sguardo di approvazione di Bebbe. E mi danno energia, me ne danno un sacco. Applausi.
Prendo una birra al banco, aspetto la fine del concerto. Una reinterpretazione di Amazing Grace mi lascia a bocca aperta poi tutto finisce. Parlo con Veronica, Beppe, Max. Mi invitano a suonare di nuovo il 9 dicembre. Ho un concerto, accidenti. Dovrò volare in modo da poterli incontrare di nuovo. Mi regalano il loro CD. Conosco gente, smazzo un po’di biglietti da visita… “E’ un sacco di tempo che vorrei mettere il violino nella mia band” – dice Beppe – “Ci teniamo in contatto, tieni anche i miei contatti, chiamami”.
E’ ora di prendere la circonvallazione, di incontrare i mostri con le zanne e il serramanico.
Ed improvvisamente non fa più tanta paura.